Al Verdi un «Elisir» tutto da gustare con ottimi interpreti

7 NOVEMBRE 11 / La Nuova Sardegna

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Una rilettura fresca e briosa grazie a un cast e a una direzione decisamente giovani ma del tutto all´altezza



SASSARI. Ad appena sei anni di distanza dall´ultimo allestimento, [quote]L´elisir d´amore[/quote] di Gaetano Donizetti è ritornato sul palcoscenico del Verdi, all´interno della stagione lirica del De Carolis, riscuotendo un pieno e meritato successo, dovuto non soltanto alla bellezza intrinseca dell´opera, una delle più amate dal pubblico e una delle poche appartenenti al repertorio comico del XIX secolo rimasta ancora in repertorio, ma anche ad una serie di scelte interpretative che ne hanno valorizzato l´essenza musicale e teatrale.
Com´è noto [quote]L´elisir d´amore[/quote] si colloca sulla scia della ingombrante e autorevole tradizione rossiniana, ma allo stesso tempo se ne discosta in modo sostanziale. Donizetti individua infatti una propria strada nella definizione di uno stile comico più adatto alla sensibilità romantica, mediante l´immissione della componente sentimentale, estranea al melodramma rossiniano ma non all´opera comica, in quanto riconducibile al filone settecentesco larmoyant dell´opéra-comique francese. Figura chiave di questo processo è ovviamente Nemorino, prototipo di un´espressività estatico-melanconica che definisce il modello di vocalità propria del tenore ´lirico-leggero´. Ma anche gli altri personaggi dell´opera divergono dalle convenzioni della commedia musicale grazie ad una profonda ´umanizzazione´ della maschera comica, che costituisce uno degli elementi più innovativi del capolavoro donizettiano.
Il nuovo allestimento proposto al Verdi si avvale della regia e delle scene di Paolo Panizza (i bei costumi sono di Artemio Cabassi), che spoglia l´ambientazione della componente idillico-campestre, che spesso scivola sul bozzettismo da sagra di paese, spostando la vicenda nel secolo scorso. L´impianto scenico è sostanzialmente fisso, fortemente caratterizzato dai toni bianco-ecrù, e si colora progressivamente a partire dall´entrata in scena di Dulcamara e poi con l´evolversi dell´azione. Panizza racconta la vicenda con leggerezza, depurando opportunamente Dulcamara dalle consuete caccole di repertorio e inserendo qualche gustosa trovata come quella delle grandi bottiglie matrioska del magico elisir.
Ci sembra - proprio a partire dalla regia - di individuare in una complessiva freschezza dell´approccio l´elemento distintivo della lettura di questo Elisir, grazie ad un cast e ad una direzione decisamente giovane. Il direttore Francesco Pasqualetti ha alternato un brio dal sapore rossiniano a quel pathos che alcune pagine richiedono ottenendo esiti molto convincenti (gli imputiamo soltanto alcuni eccessi dinamici). Sul palcoscenico svetta il Dulcamara di Luis Cansino, misurato eppure trascinante nella comicità, attento alla recitazione senza però mai abbandonare la pienezza del canto. Ma l´attenzione del pubblico era tutta concentrata su Francesca Sassu, per la prima volta sul palcoscenico del Verdi, che ha tratteggiato un´Adina ricca di chiaroscuri, forte di un bel timbro da soprano lirico che imprime al personaggio una patina quasi belliniana, senza per questo rinunciare alla quella verve - mai però soubrettistca - che è insita nel personaggio. Ottima anche la prova di Paolo Fanale nel ruolo di Nemorino, un po´ indeciso nell´esordio di ´Quanto è bella, quanto è cara´ ma poi in crescendo sino al culmine della celebre romanza ´Una furtiva lacrima´. Tronfio al punto giusto, ma anche sottilmente melanconico, il Belcore di Francesco Vultaggio; buona pure la prova di Lavinia Bini nei panni di Giannetta e della Corale Canepa istruita da Luca Sirigu.

ANTONIO LIGIOS

L'opera

L´elisir d´amore

L´elisir d´amore

Quello che si presenta a Sassari, per l'edizione 2011 dell'Elisir d'amore di Donizetti è un cast davvero giovane, a cominciare dalla sua interprete principale femminile, Francesca...

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